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Come uscire dalle relazioni tossiche e riprendere la vita nelle proprie mani? Questa domanda se la pongono molte persone, spesso di sesso femminile, che, pur intuendo la risposta, non riescono a trovare il modo per agire, e uscire così da relazioni vissute talvolta come un incubo. Proviamo a costruire un legame tra il sapere come si dovrebbe fare, quello che si può fare, e quello che in realtà ci si sente in grado di fare.

Quali sono le relazioni tossiche

Per relazioni tossiche intendo quelle che agiscono negativamente su di noi dal punto di vista emotivo, come le sostanze tossiche lo fanno sul nostro corpo. Come sappiamo, quando la mente soffre, finisce per soffrire anche il nostro corpo, producendo effetti sulla qualità complessiva del nostro vivere. Tossiche, più che le persone, sono alcuni dei loro comportamenti. Infatti, anche i peggiori partner hanno delle qualità che vengono apprezzate e che contribuiscono a rallentare la presa d’atto che una relazione è tossica. Le relazioni tossiche, infatti, manifestano i loro peggiori effetti nel tempo. All’inizio, gli aspetti positivi dello stare insieme tendono a far sottovalutare segnali importanti di un possibile disagio futuro.

Gelosia, possessività, scarsa inclinazione al confronto e al dialogo, prevaricazione verbale e altre forme di violenza psicologica sono spesso presenti o intuibili sin dai primi passi di un rapporto. Sottovalutare queste manifestazioni è un errore perché, quando vengono meno gli effetti dell’innamoramento iniziale, la tossicità di questi elementi si manifesterà in modo doloroso. A questo punto della relazione, sembrerebbe semplice prendere atto della natura tossica del partner e, conseguentemente lasciarlo. Questa reazione non è scontata per tutti; il legame può aver assunto per le vittime, significati che sconfinano nella dipendenza dal partner.

La libertà di scelta basata su criteri razionali di opportunità o un sano istinto di fuga dalla sofferenza, si dissolve nella sensazione di non poter rinunciare al proprio carnefice. Le giustificazioni riconosciute al partner e l’amplificazione del giudizio positivo su alcune caratteristiche, rendono cieche le vittime alla tossicità di queste persone. Esse sanno, ma non vogliono vedere, perché il loro legame si è trasformato in una dipendenza affettiva.

Dipendere affettivamente da un’altra persona

Il significato di dipendenza usato per le droghe, l’alcol o il gioco d’azzardo, rende bene l’idea di un legame morboso, difficile da sciogliere. Se lo applichiamo a un rapporto carico di sentimenti, al quale sembra impensabile rinunciare, nonostante la presenza di evidenti elementi distruttivi, ci troviamo al cospetto di una dipendenza affettiva. Questa condizione comporta enormi sofferenze psicologiche e spesso sfocia in violenze fisiche. Chi la vive, giustifica e sottovaluta la situazione, senza immaginare alternative, ma soprattutto senza ritenerle, almeno nelle prime fasi, necessarie. Col tempo, la sofferenza diventa insopportabile e una via di uscita diventa sovente una questione di sopravvivenza, basti pensare al fenomeno del femminicidio.

Passare dalla comprensione all’azione

Innanzitutto, è necessario chiedersi perché non si riesce ad allontanarsi da una persona di cui si è riconosciuta la tossicità. La natura ambivalente di queste relazioni pone molti dubbi, perché vengono riconosciuti in esse vantaggi, cui si crede di non essere in grado di poter rinunciare. La fiducia nei propri mezzi viene meno proiettandosi in un futuro privo del partner. Se la decisione, pur riconosciuta necessaria dalla mente. non viene presa. Occorre per questo scandagliare le emozioni e in particolare la paura delle conseguenze. Tra quelle temute, riporto le 10 più diffuse.

  1. Creare un trauma ai figli ed essere giudicati dei cattivi genitori.
  2. Reazioni del/della partner.
  3. Non avere il consenso della famiglia di origine.
  4. Perdere la rete di persone legate al partner.
  5. Non riuscire ad andare avanti, sia dal punto di vista affettivo che da quello pratico ed economico.
  6. Senso di colpa.
  7. Solitudine ed emarginazione.
  8. Non saper gestire le proprie emozioni negative.
  9. Non incontrare più una persona disposta ad accoglierci.
  10. Non avere più un riferimento esterno.

Quali di queste paure prende il sopravvento?

È proprio vero che non si ha la capacità di sopportare il distacco. È consigliabile trovare dei momenti per ascoltarsi, evitando di reagire e dare troppo spazio ai sentimenti negativi. Se vi è possibile, parlate con persone di fiducia che vi ascoltino, piuttosto che darvi consigli. La decisione e le sue conseguenze rimangono vostre.

Ogni paura va analizzata per riportarla a un livello razionale. Ad esempio, provate a fare i conti con la prima paura riportata nell’elenco.

Creare un trauma ai figli ed essere giudicati dei cattivi genitori

Siete certi/e che il trauma di una famiglia dove si respira ogni giorno molta tensione non sia un trauma maggiore spalmato negli anni? Essere buoni genitori significa, tra le mille altre cose, favorire un contesto sereno nel quale la crescita avvenga libera da preoccupazioni costanti legate al rapporto tra i genitori. Non è la presenza di un legame con un/una partner a rendere bravo un genitore, ma il clima sereno che produce questo legame. La casa deve essere una base sicura, non necessariamente una casa con due genitori. Quando la presenza di due genitori crea positività, ben venga, ma il bisogno essenziale è la serenità.

Provate a fare questo sforzo di riflessione su tutte le vostre preoccupazioni, per dare loro un valore relativo e non farle diventare una tempesta. Quando tutto sarà al suo posto, la vostra decisione potrà basarsi sulla realtà dei punti a favore e dei punti contrari.

Vi accorgerete che una relazione tossica non ha veri punti a favore per la totalità della vita.