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Le disfunzioni sessuali maschili e l’identità di maschio

By 25 gennaio 2017 No Comments

La disfunzione erettiva, o impotenza, l’eiaculazione precoce e l’eiaculazione ritardata, sia quando hanno origini biologiche che quando derivano da meccanismi psicologici, provocano nell’uomo emozioni negative molto intense. Queste emozioni dolorose innescano meccanismi che conducono spesso l’uomo a evitare i rapporti sessuali proprio per non rivivere tali emozioni. La vergogna, il senso di colpa, la rabbia, la tristezza e una generale diminuzione dell’autostima sono conseguenze abitualiper l’uomo che, durante un rapporto sessuale, abbia un insuccesso. Ho volutamente usato la parola insuccesso in quanto si trova in stretta relazione con la prestazione, il successo, e la dimostrazione di valere. Ancora oggi, infatti, una parte consistente dell’identità maschile è costruita intorno alla capacità di attrarre individui sessualmente desiderabili e di avere con loro rapporti sessuali nei quali la propria prestazione sia ritenuta soddisfacente per sé ma soprattutto per la, o il partner. Alla rabbia per non poter godere appieno del piacere erotico, si associano vergogna e senso di colpa. Una miscela che conduce spesso a depressione, ansia ed evitamento dei rapporti sessuali. Quando succede quanto descritto sopra, la partner (il partner nei rapporti omosessuali) finisce per interrogarsi sulla propria capacità di stimolare ed eccitare, mettendo in moto un circolo vizioso di insoddisfazione, evitamento, dubbi e incertezze sul futuro.

Ancora oggi, quando un uomo non riesce a portare a termine un rapporto sessuale in modo ritenuto soddisfacente per il partner, sente la propria identità maschile indebolirsi. Un episodio di impotenza genera dubbi sulla propria mascolinità e questi lo indurranno a evitare i rapporti sessuali e le emozioni negative che generano. Solitamente, all’inizio il/la partner mostra comprensione e vicinanza emotiva, ma la sensazione di inadeguatezza difficilmente si dissolve. Se gli insuccessi si ripetono, la comprensione inizia a diminuire e con essa arrivano le richieste di risolvere il problema. Ecco come l’ansia da prestazione prende il sopravvento generando inevitabilmente il ripetersi del problema. L’uomo finisce per ritrovarsi solo con il suo problema e con l’ansia di doverlo risolvere per non compromettere la sua relazione ma soprattutto per ricostruire la propria immagine di uomo capace. A questo punto dovrebbe essere chiaro che il problema che si era manifestato anche solo in modo episodico, ha innescato una spirale in cui le insoddisfazioni alimentano le paure e gli evitamenti, che a loro volta allontanano dalla soluzione del problema.

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